L’ex monastero di S.Chiara

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Il Monastero di S.Chiara fu fondato nel 1474 da Bartolomeo Colleoni per esaudire un voto della moglie Tisbe Martinengo morta nel 1471.Già l’anno successivo il Colleoni acquistava alcuni terreni e case in Cantone Spineto, nell zona dove il convento sarebbe sorto, ma i lavori veri e propri di costruzione sono documentati a partire dal gennaio 1474 e dovettero concludersi qualche anno dopo. Infatti nel 1479 fece il suo ingresso un nucleo di monache clarisse proveniente dal monastero di Rosate in Bergamo. Il 26 ottobre 1592 una breve di papa Pio V trasferiva la giurisdizione sul Convento, dai padri francescani del vicino monastero dell’Incoronata, al vescovo di Bergamo.Fu soppresso da Napoleone nel 1810; nel 1822 divenne sede del famoso Collegio-convitto.

Da allora l’alto muro che lo cingeva fu man mano smantellato. Negli anni Venti la chiesa e il coro furono salvati dall’insensato proposito degli esponenti del Fascio di trasformarli in salone-teatro abbattendo il muro divisorio e l’altare. L’aula interna fu adibita agli usi più disparati e fu via via palestra e scuola di ginnastica. L’aula pubblica nel 1936 divenne Sacrario dei Caduti coinvolgendo il cortile antistante. Nell’occasione il muro a strada fu sostituito da cinque alti archi stile regime, e vi fu trasferito il monumento ai caduti di Giuseppe Siccardi.

Le strutture del complesso erano sorte nel segno di una grande austerità, contrassegnata, nel chiostro grande, dagli ordini sovrapposti di logge ad archi su pilastri di muratura. Ai margini si estendeva un orto protetto su tre lati da un altissimo muro in ciottoli di fiume, e sul quarto da un’elegante loggia con archi a tutto sesto retti da colonnine in pietra arenaria.

Dal chiostro, ricostruito nel XVII secolo, si può ammirare il campanile quattrocentesco a cuspide conica simile a quello del monastero dell’Incoronata. La chiesa è divisa in due distinte aule: quella aperta al pubblico, attuale Sacrario dei Caduti, prospetta su Via Allegreni; quella un tempo riservata alle monache ospita oggi l’importante Archivio Storico Comunale, che conserva documenti dal XIV al XIX secolo. Quest’aula, accessibile dalla Piazzetta Padre Orisio, presenta una parete interamente ricoperta di affreschi quattrocenteschi attribuiti ad un ignoto “Maestro di Martinengo” che si ispirò alle opere del Mantegna. Sono quindi considerati tra i primi affreschi “rinascimentali” della Lombardia.

La Grande Crocifissione, centrale del registro superiore, tra i riquadri dell‘arcangelo Gabriele e della Vergine Annunciata, e, sotto, la  Deposizione dalla croce tra S.Francesco alla Verna e S.Girolamo penitente, nonostante marginali mortificazioni (il settore centrale del primo registro fu in parte rovinato dall’apertura di finestrelle sull’altare), conservano l’originaria freschezza dei timbri cromatici e la nitida incisività del segno.

Allo stesso Maestro di Martinengo sono attribuiti frammenti dei riquadri dipinti nell’aula pubblica. Vi sono illustrati episodi agiografici della vita di S.Chiara tra i quali si possono discernere la sua Vestizione religiosa da parte di S.Francesco, la Visita alla Santa di Innocenzo IV e i suoi Funerali. Nel primo riquadro particolare interesse riscuote la presenza di un gruppo familiare nel quale parve potersi identificare il Colleoni con la moglie Tisbe e tre delle sue figlie. L’altare marmoreo è di Bartolomeo Manni (1698). La bella pala dell’Immacolata in gloria e i santi Francesco d’Assisi, Chiara, Caterina da Bologna (?) e Bernardino, opera pregevolissima di Francesco Paglia bresciano (1635-1714) è stata rimossa nel 1936  e oggi si trova nell’aula delle conferenze presso la biblioteca. Al suo posto il nativo Girolamo Poloni affrescò l’immagine emblematica di Cristo che regge un fante caduto in battaglia.

 

AFFRESCO

 

Nel 1963, col contributo della Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, gli affreschi della parte divisoria verso l’aula monastica della chiesa furono restaurati a cura della Soprintendenza alle Gallerie della Lombardia, per mano di Giuseppe Arrigoni di Bergamo.

Successivamente, a partire dal 1975, nell’ambito del restauro e della ristrutturazione dell’intero complesso dell’antico monastero si scoprì che anche la parete verso l’aula pubblica era stata affrescata.

Queste decorazioni seguivano, da entrambe le parti, la forma a capanna propria della copertura dell’edificio quattrocentesco. Ai margini delle due facciate, lungo gli spioventi come lungo i bordi laterali, corre un fregio con motivi vegetali simmetrici intercalati a piccoli tondi con figure a mezzo busto ed altri motivi di ornato.

 

Aula monastica:

Sul frontone la decorazione si svolge tripartita, su due ordini al centro e su tre lateralmente; ma l’inferiore è quasi interamente perduto.

La tematica è desunta da fatti salienti del Nuovo Testamento: l’Annunciazione (in alto, ai lati), la Crocefissione e la Discesa dalla croce (al centro, sopra e sotto), cui si aggiungono nell’ordine intermedio: S.Francesco stigmatizzato e S.Gerolamo penitente. Questi affreschi, ispirati a un’incisione del Mantegna, possono considerarsi tra i primi esempi di pittura rinascimentale in Lombardia.

Nella parte inferiore della parete due larghe porte laterali hanno quasi interamente distrutto il riquadro con i santi Bernardino, Antonio e Giovanni Battista (di cui si vedono soltanto le teste sciupate, a sinistra); e quello in cui è rimasto un pallido ricordo di paesaggio (a destra); mentre al centro, sopra la traccia dell’altare, dove un tempo si apriva probabilmente lo spazio per una grata, due aperture verticali sgraziate hanno mutilato la parte inferiore della Discesa della croce.

 

Aula pubblica:

Perduti i tre scomparti superiori, accecata almeno dal 1935 la zona centrale occupata da pitture moderne, non restano che le due scene laterali e parte del fregio di cornice; .

La prima a sinistra dell’altar maggiore, presenta l’interno della chiesetta della Porziuncola con la cerimonia della monacazione di S.Chiara (San Francesco che dà l’abito a Chiara). Al centro la Santa in ginocchio tiene la candela accesa, mentre S.Francesco le offre lo scapolare e la benedice. A destra due frati assistenti e l’altare sul quale spicca vistosamente il biondo della ciocca di capelli recisi alla Santa.

A sinistra inginocchiate, a mani giunte e il bianco velo in testa, la moglie Tisbe con accanto le tre figlie. Accanto, in piedi, un uomo, forse uno scudiero e, con la berretta di capitano in testa, Bartolomeo Colleoni (non è dato di sapere se si tratti veramente di lui, visto la giovane età in rapporto alla data di esecuzione degli affreschi).

Colpisce l’intensità e la vivezza degli sguardi dei personaggi rivolti devotamente verso i due santi. E stranamente l’unica figura che sembrerebbe distratta e volge lo sguardo ad un invisibile spettatore fuori campo è Chiara.

Il secondo affresco, a destra dell’altar maggiore illustra un noto episodio della vita di S.Chiara, tramandato dal libro dei Fioretti, dove si racconta che una volta il Papa andò da Chiara per udirla parlare: frattanto viene preparata la mensa con il pane che il Santo Padre doveva benedire. Ma il papa ordina a Chiara di benedire il pane e, avendo quella obbedito, i pani sulla tavola ricevono l’impressione della croce. Anche in questa scena il papa col suo seguito e le monache inginocchiate sono ritratti con mirabile forza espressiva mentre con occhi attenti e stupiti guardano il gesto benedicete di Chiara e le pagnotte fiorite di una croce che spiccano sulla candida tovaglia della mensa.